Business Model Cinese e la Crescita monitorata: dal XIX Congresso al controllo sulle FTZ per il Cross Border E-Commerce

Nel 2013 il governo cinese creava la sua prima Free Trade Zone, un’area a regime giuridico speciale, pensata per sperimentare nuove normative nell’ambito del commercio e degli investimenti internazionali. A 4 anni di distanza le FTZ sono diventate 11, di cui 7 sono state approvate solo nel marzo del 2017. Si tratta di quelle di Liaoning, Zhejiang, Henan, Hubei, Chongqing, Sichuan e Shaanxi. Ognuna delle 11 FTZ è dedicata a determinati settori, quella di Chongqing ad esempio sarà indirizzata all’iniziativa One Belt, One Road; quella di Fujian al commercio con Taiwan; quella di Henan alla logistica e trasporto internazionali.

Queste aree hanno indubbiamente avuto il loro successo: nella FTZ di Shanghai ad esempio sono attualmente presenti 48.000 imprese, di cui 81 vi hanno stabilito il loro quartier generale regionale. Secondo la Commissione municipale della città, da quando è stata inaugurata la zona, i settori della finanza, dell’high-teck, della ricerca e dello sviluppo sono quelli che sono cresciuti di più.

Nel giugno del 2016 il governo cinese ha deciso di aggiornare la Negative List degli investimenti nelle FTZ. La lista contiene i settori dove gli investimenti stranieri sono proibiti o limitati. Per alcuni di questi ambiti gli investitori necessitavano di una approvazione speciale, oppure di entrare in una joint venture con un partner cinese. La nuova lista prevede il taglio di 27 misure amministrative speciali, di cui 10 relative al settore del manifatturiero e 4 a quello della finanza. Ora in molti settori come le assicurazioni, il trasporto su strada, le attrezzature di trasporto su rotaie, e servizi commerciali sarà più facile investire per una azienda straniera, che in molti casi non sarà più obbligata ad entrare in una joint venture.

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Per le aziende estere esportatrici, le FTZ rappresentano una importante risorsa: la possibilità di importare le proprie merci nelle zone e stoccarle, per poi distribuirle all’interno del Paese costituisce un notevole risparmio. I tempi di consegna si riducono, dal momento che le merci si trovano già in loco, così come si riducono anche i costi: le FTZ permettono una tassazione agevolata per le merci che entrano in Cina, e che poi lasceranno la zona per essere consegnate.

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Particolarmente favorito è l’e-commerce: ai prodotti che dalla FTZ venivano spediti via internet era applicata una parcel tax, molto inferiore alle classiche imposte doganali che aveva lo scopo di sostituire. Fino a ad aprile 2016 erano previste 4 aliquote (10%, 20%, 30%, 50%) a seconda del prodotto. Inoltre nel caso il tassabile fosse inferiore a 50 RMB, la tassa non era nemmeno riscossa. Attualmente i prodotti venduti al dettaglio su internet saranno trattati come beni importati, soggetti a dazio, IVA e tassa sul consumo. Un dazio dello 0% sarà applicato ad interim a quei prodotti destinati all’uso personale che entrano nel Paese via e-commerce con un valore inferiore a 2.000 RMB per una singola transazione, e 20.000 RMB annui.

I prodotti che superano queste soglie saranno soggetti alle imposte doganali e non potranno beneficiare di sconti fiscali.

Le aliquote alla tassa d’importazione sono state ridotte a 3 a seconda della categoria di prodotto: Categoria I – 15%: include libri, videogiochi, computer, camere digitali, oro e argento, cibo e bevande, giocattoli. Categoria II – 30%: include articoli sportivi, tessili, alcuni tipi di elettrodomestici e i prodotti non inclusi nella prima e terza categoria. Categoria III – 60%: include alcol, tabacco, accessori di valore, mazze e palline da golf, orologi di lusso e cosmetici.

Questi cambiamenti comporteranno un aumento delle tasse per alcuni prodotti come ad esempio i cosmetici con costo al di sotto dei 100 RMB, che potrebbero subire un rincaro di circa il 47%. Paradossalmente, in base alla nuova tassazione cosmetici molto costosi subirebbero un deprezzamento di circa il 3%. Qualcosa di simile si verificherebbe anche per capi di abbigliamento, prodotti elettronici, orologi e biciclette – i beni sotto i 250 RMB saranno probabilmente più costosi di circa l’11.9%, quelli sopra questo valore potrebbero essere di circa l’8.1% più economici. Ci sarebbero piccoli cambiamenti anche per il latte in polvere e prodotti per la cura della pelle.

La nuova politica mira a riequilibrare la concorrenza tra le piattaforme di commercio online e quelle tradizionali, e non può essere in alcun modo interpretata come una misura protezionista. Al contrario dimostra la maturità del Modello Cinese e del suo mercato sempre più orientato alla creazione di prodotti di qualità attraverso un sistema ben strutturato, sempre più aperto al mondo. Un sistema che il governo aggiorna per renderlo più efficiente e ben controllato, come parte di un sistema economico mondiale nel quale la Cina prende consapevolezza del suo ruolo di guida.

La misura si giustifica anche per il tentativo della leadership cinese di incrementare il consumo interno, specialmente per i prodotti di alta qualità. Il governo ha annunciato lo scorso mese che intende aprire 19 nuovi negozi duty-free, per soddisfare la crescente domanda di prodotti di qualità d’oltreoceano.

Questo apparente ritorno alle convenzionali imposte doganali rappresenta il chiaro tentativo del governo di riportare equilibrio tra il commercio fisico e quello virtuale, il quale ha dimostrato tutta la sua aggressiva competitività. Non si tratta quindi di un passo indietro rispetto al processo di riforme intavolato dalla Cina, ma di una correzione volta ad evitare una concorrenza sleale dell’e-commerce, che nelle FTZ rimane comunque facilitato. Il governo ha infatti proceduto anche all’approvazione di una White List contenente un lungo elenco dei beni che possono essere importati tramite e-commerce, i quali potranno entrare nel Paese attraverso procedure doganali più semplici e veloci.

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Queste misure dimostrano la maturità del Modello Cinese: un modello ben strutturato e sempre più aperto alla competitività e volto a tutelarla a beneficio dei propri assetti produttivi e commerciali.  Una prospettiva non isolazionista ma che agevola comparazione strutturale con altri mercati. Il recente discorso del presidente Xi Jinping all’apertura dei lavori del XIX Congresso del Partito Comunista Cinese lo chiarisce: “Nessun Paese può ritirarsi nella propria isola, viviamo in questo mondo insieme e insieme condividiamo i nostri destini” ha affermato, alludendo alle recenti decisioni dell’amministrazione Trump.

Le opportunità offerte dalle FTZ sono significative per gli investitori stranieri, che non dovrebbero più guardare alla Cina meramente come il Paese della manodopera a basso costo: secondo uno studio di Euromonitor International del 2016, nel settore manifatturiero gli stipendi dei lavoratori cinesi ha ormai raggiunto quelli dei greci e dei portoghesi, considerati tra i meno retribuiti d’Europa. Il Pudong Innovation Research Institute di Shanghai conferma questa analisi, certificando una crescita del costo del lavoro nel Paese asiatico di circa il 9%. Questo dato sarebbe addirittura superiore nelle provincie centro-occidentali, dove però i salari rimangono sotto la media cinese, mentre città come Pechino e la stessa Shangai registrano aumenti intorno al 10%.

Data l’importanza dell’argomentazione che coinvolge sviluppo del mercato cinese, definizione di assetti strutturali e di destinazione prodotti, coinvolgimento della dinamica FTZ e cross border nei processi di internazionalizzazione referenziale (B2b e B2C) oltre che strutturale, il nostro studio formula un corso specialistico su E-commerce e digital marketing in China nei processi di internazionalizzazione di impresa già strutturato in collaborazione con Consorzio Netcomm e NIBI – Nuovo Istituto di Business Internazionale. Per ulteriori informazioni circa i nostri servizi di informazione e monitoraggio su Cross Border E-Commerce in China ed evoluzione normativa in merito potete contattarci via email

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